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Tim, credito esaurito e debiti da migliaia di euro: un bug manda nel panico i clienti

Un bug nel sistema ha causato pesanti disagi ai clienti Tim, che hanno visto improvvisamente il loro credito azzerato, o addirittura in rosso di migliaia di euro. Sono numerose le segnalazioni di utenti che, senza un motivo apparente, si sono ritrovati in debito con il loro operatore telefonico fino a 20mila euro.

Il sistema è letteralmente andato in tilt e non è ancora chiaro se si sia trattato di un attacco informatico, o di un semplice bug. La Tim sta gradualmente risolvendo il problema, ma sono in molti sui social a chiedere un risarcimento all’operatore, che però non ha ancora commmentato in via ufficiale l’accaduto. La compagnia telefonica ha spiegato agli utenti che nel giro di poche ore la situazione tornerà alla normalità, ma al momento sono ancora in molti a trovarsi impossibiltati a telefonare e navigare su internet.

Fonte: www.ilmessaggero.it

Quanto costa cambiare gestore, la riforma AGCOM

Una delibera dell’Autorità Garante per le Comunicazioni stabilisce nuove norme per il passaggio da un gestore telefonico a un altro. Niente più costi elevati

3 Novembre 2018 – Quanto costa cambiare operatore? Una domanda che ci si pone spesso nel momento in cui si ha un contratto in essere con un gestore telefonico – mobile o fisso, cambia poco – e si vorrebbe cambiare per sfruttare un’offerta più vantaggiosa di un altro operatore. Spesso e volentieri, infatti, vengono applicate delle penali che, nella gran parte dei casi, frenano gli utenti.

Questo, almeno, fino a novembre 2018. Nei primi giorni del mese, infatti, l’Autorità Garante per le Comunicazioni ha emesso una Delibera (la n. 487/18/CONS) con la quale fornisce delle linee guida sulle modalità di dismissione e trasferimento delle utenze nei contratti telefonici. Cosa cambia per chi decide di fare la portabilità da un gestore a un altro? Tutto, o quasi. Da un lato, L’AGCOM riduce sensibilmente i costi per il passaggio; dall’altro non ci saranno costi aggiuntivi derivanti da sconti maturati o rate per il pagamento di accessori. Ma procediamo con ordine.

 

Nuova delibera AGCOM, cosa cambia per chi passa a un altro gestore

Come accennato inizialmente, la nuova delibera dell’Autorità Garante stabilisce che gli utenti che vogliono cambiare operatore non saranno più costretti a pagare salatissimi costi di gestione della pratica. Una novità che avrà un suo impatto soprattutto sul mercato della telefonia fissa, ma che farà sentire i suoi effetti anche in quello della telefonia mobile. Fino a oggi (e fino a che la delibera non troverà piena attuazione da parte degli operatori telefonici), infatti, chiunque passasse da un gestore all’altro poteva pagare cifre tra i 40 e i 60 euro, mentre con l’atto regolamentare dell’AGCOM non potrà essere superiore al costo di un canone mensile (solitamente nell’ordine dei 20 o 30 euro per un contratto di telefonia fissa, tendenzialmente più basso per quella mobile). Insomma, cambiare operatore non potrà costare più di quanto pagate di canone fisso mensile.

L’altro cambio sostanziale riguarderà gli sconti di cui gli utenti godono in base a promozioni speciali e la rateizzazione del pagamento di dispositivi e accessori Con l’applicazione della delibera, gli utenti non dovranno più restituire gli sconti goduti nel caso in cui decidano di passare ad altro operatore prima della scadenza del vincolo. Così, ad esempio, se si è goduto di uno sconto pari alla metà del canone per una speciale offerta (abbiamo pagato 17 euro anziché 35, tanto per fare un esempio) il gestore telefonico non potrà più chiedere la restituzione degli sconti passati (nel caso cambiassimo dopo 10 mesi non dovremmo pagare 180 euro “a saldo”). Allo stesso modo, l’utente non dovrà pagare in un’unica soluzione eventuali dispositivi inclusi nell’offerta (come modem router, smartphone, router 4G e così via), ma potrà decidere di continuare il pagamento rateale, così come previsto nel contratto sottoscritto inizialmente.

Fonte: www.libero.it

Sky Italia: il colosso diventerà operatore di telefonia mobile e fissa

Sky Italia potrebbe molto presto mettersi in diretta concorrenza con Vodafone, TIM, Iliad e tutti gli altri operatori telefonici. Il piano del colosso italiano sembra chiaro: debutto entro la primavera del 2019 per con tariffe mobili e fisse. Non sarebbe, in questo caso, una novità assoluta visto che Sky in territorio inglese lavora anche come operatore telefonico e da tempo si vocifera la stessa linea anche nel nostro paese. Ora i tempi sembrano maturi, probabilmente dopo anche il grande successo di Iliad, e Sky Italia addirittura nella prossima primavera potrebbe debuttare come operatore.

Sky Mobile: una futura realtà

Sky Mobile sta facendo ottimi numeri in Gran Bretagna dove lavora come operatore virtuale e dove grazie alla rete O2 è riuscita a mettere da parte la bellezza di circa mezzo milione di utenti con oltre 100.000 clienti arrivati solo in 3 mesi. Ora sembra giunto il momento anche per il mercato italiano e la sottoscrizione, qualche mese fa, di un accordo con Open Fiber sembra aver dettato le basi proprio per la messa in piedi di un servizio di connettività a banda ultralarga.

A livello di telefonia mobile, Sky Italia, dovrebbe muoversi come operatore virtuale e non è chiaro al momento se farà fronte alla rete TIM o a quella Vodafone. Così come non è chiaro se l’operatore risulterà un completo operatore virtuale o un semplice ESP MVNO che a differenza del Full MVNO, l’operatore possiede solo le infrastrutture per la fornitura dei servizi.

La volontà dunque è quella di poter contare non più solo sul calcio, lo sport, il cinema o le serie TV: Sky Italia vuole mettersi in gara anche nel mondo della telefonia e per farlo il colosso, nelle mani oggi di Comcast, ha deciso di organizzare un piano di attacco capace di ampliare gli attuali 4,8 milioni di utenti legati a Sky per la televisione. In questo caso niente più accordi con gli altri operatori come Fastweb o Telecom per la connessione a Sky tramite fibra. Comcast vuole fare da sola e l’idea di proporre abbonamenti per la pay-TV con fibra propria o addirittura abbonamenti per la telefonia mobile non può che far gola ad un colosso pagato 33 miliardi di euro a Murdoch (oltre ai 13,5 miliardi per le azioni).

Fonte: www.hwupgrade.it

TLC, Sim con servizi preattivati sono pratica sleale

L’immissione in commercio di carte Sim contenenti servizi a pagamento preimpostati e previamente attivati costituisce una pratica commerciale aggressiva sleale qualora i consumatori non ne siano stati previamente informati. Tale condotta costituisce in particolare una «fornitura non richiesta» che può essere sanzionata da un’autorità nazionale diversa da quella prevista dal diritto dell’Unione in materia di comunicazioni elettroniche. Questo l’esito delle sentenze della Corte Ue nelle cause riunite C-54/17 e e C-55/17 .

Wind Tre e Vodafone Omnitel
Nel 2012, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato («Agcm») ha inflitto ammende alle società Wind telecomunicazioni (ora Wind Tre) e Vodafone Omnitel (ora Vodafone Italia) per aver commercializzato carte Sim (Subscriber identity module) sulle quali erano preimpostati e previamente attivati servizi di navigazione Internet e di segreteria telefonica i cui costi venivano addebitati all’utente se quest’ultimo non ne richiedeva espressamente la disattivazione.

L’Agcm contestava alle due società di non avere previamente e adeguatamente informato i consumatori né riguardo al fatto che tali servizi fossero preimpostati e previamente attivati, né riguardo ai loro costi. Il servizio di navigazione Internet poteva persino dare luogo a connessioni effettuate all’insaputa dell’utente, in particolare attraverso applicazioni cosiddette «always on» (sempre attive).

Adito dalla Wind Tre e dalla Vodafone Italia, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Italia) ha annullato i provvedimenti dell’Agcm dichiarando che tali sanzioni rientravano nella competenza di un’altra autorità, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni («Agcom»).

Chiamato a conoscere di tali controversie in appello, il Consiglio di Stato ha rimesso alcune questioni alla sua Adunanza plenaria. Con sentenze del 2016, quest’ultima ha dichiarato che, ai sensi del diritto italiano, la competenza a sanzionare la mera violazione degli obblighi informativi nel settore delle comunicazioni elettroniche appartiene all’Agcom, mentre la sanzione per una «pratica commerciale considerata in ogni caso aggressiva» (come, in particolare, una «fornitura non richiesta») rientra nella competenza dell’Agcm, e ciò anche nel settore delle comunicazioni elettroniche.

Il Consiglio di Stato s’interroga tuttavia sulla compatibilità con il diritto dell’Unione di tale interpretazione dell’Adunanza plenaria. Esso ha pertanto deciso di sottoporre alla Corte di giustizia alcune questioni sull’interpretazione, da un lato, della direttiva sulle pratiche commerciali sleali (la quale ha l’obiettivo di contribuire al conseguimento di un livello elevato di tutela dei consumatori) e, dall’altro, del diritto dell’Unione in materia di comunicazioni elettroniche (più in particolare, la direttiva «quadro» e la direttiva «servizio universale» , che mirano a garantire la disponibilità di servizi di buona qualità accessibili al pubblico attraverso una concorrenza efficace e un’effettiva possibilità di scelta, attribuendo alle autorità nazionali di regolamentazione («Anr») – in Italia, l’Agcom – il compito di garantire un livello elevato di protezione dei consumatori nel settore specifico delle comunicazioni elettroniche).

In particolare, il Consiglio di stato chiede alla Corte di giustizia se la condotta in parola degli operatori di telecomunicazioni possa essere qualificata come «fornitura non richiesta» o, più in generale, come «pratica commerciale aggressiva», ai sensi della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, e se il diritto dell’Unione in materia di comunicazioni elettroniche osti a una normativa nazionale in virtù della quale una «fornitura non richiesta» rientra nella direttiva sulle pratiche commerciali sleali, con la conseguenza che l’Anr non è competente a sanzionare tale condotta.

Con l’odierna sentenza, la Corte rileva che la richiesta di un servizio deve consistere in una scelta libera da parte del consumatore. Orbene, quando il consumatore non è stato informato né dei costi dei servizi né tantomeno della loro preimpostazione e previa attivazione sulla carta Sim che ha acquistato (circostanza la cui verifica spetta al giudice nazionale), non si può ritenere che abbia liberamente scelto la fornitura di tali servizi. In proposito è irrilevante che l’utilizzo dei servizi abbia potuto richiedere, in taluni casi, un’azione consapevole da parte del consumatore. Parimenti, è irrilevante che il consumatore abbia avuto la possibilità di far disattivare o di disattivare egli stesso tali servizi, dal momento che non era stato previamente informato della loro esistenza.

La Corte rileva che, benché appartenga al giudice nazionale determinare la reazione tipica del consumatore medio, non è evidente che un acquirente medio di carte SIM possa essere consapevole del fatto che tali carte contengano servizi preimpostati e previamente attivati atti a generare costi aggiuntivi, o del fatto che alcune applicazioni o l’apparecchio stesso possano connettersi a Internet a sua insaputa, né che egli abbia una competenza tecnica sufficiente per disattivare tali servizi o tali connessioni automatiche sul suo apparecchio.

La Corte conclude che, con riserva di verifica da parte del giudice nazionale, condotte come quelle contestate agli operatori di telefonia di cui trattasi costituiscono una «fornitura non richiesta» e, pertanto, ai sensi della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, una pratica sleale, e più precisamente una pratica considerata in ogni caso aggressiva.

Inoltre, la Corte osserva che non vi è contrasto tra la direttiva sulle pratiche commerciali sleali e la direttiva «servizio universale» per quanto concerne i diritti degli utenti finali. Infatti, quest’ultima impone ai fornitori di servizi di comunicazioni elettroniche di fornire determinate informazioni nel contratto, mentre la prima disciplina aspetti specifici delle pratiche commerciali sleali, come la «fornitura non richiesta». La Corte dichiara di conseguenza che il diritto dell’Unione non osta a una normativa nazionale in virtù della quale una «fornitura non richiesta» dev’essere valutata alla luce della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, con la conseguenza che, secondo tale normativa, l’Anr di cui alla direttiva «quadro» non è competente a sanzionare tale condotta.

Fonte: www.ilsole24ore.com

AGCOM, nuove multe a TIM e Wind Tre

AGCOM ha sanzionato TIM e Wind Tre per 87 mila euro e per 348 mila euro, per una serie di violazioni in termini di trasparenza tariffaria.

AGCOM ha erogato nuove sanzioni nei confronti di TIM e Wind Tre. Il problema ravvisato dall’Autorità sarebbe legato alla “trasparenza tariffaria“. Nello specifico, per quanto riguarda TIM, AGCOM mette in evidenza che l’operatore non rispettava tutte le prescrizioni dell’art. 4 della delibera n. 252/16/CONS. L’Autorità evidenzia, nella nuova delibera, punto per punto tutte le problematiche riscontrate in materia di trasparenza tariffaria. L’elenco delle criticità è molto lungo e gli interessati possono trovarle all’interno della delibera.

Per esempio, l’AGCOM ha rilevato che le informazioni sulle condizioni contrattuali applicabili e il collegamento alle informazioni risultavano omesse alla pagina dedicata alle “offerte di linea fissa”. Solo la pagina dedicata alle “offerte di linea mobile” presentava, infatti, il collegamento ipertestuale, denominato “Info consumatori”, alla pagina contenente le condizioni contrattuali applicabili. Inoltre, sia per le offerte di linea fissa che per quelle di linea mobile, le informazioni sull’esistenza di costi di attivazione e di disattivazione/recesso erano visualizzabili solo consultando, per ciascuna offerta, lo schema grafico tabellare contenente il Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni 450/18/CONS 4 dettaglio delle condizioni economiche di ciascuna offerta.

Queste e molte altre criticità sono costate a TIM una multa di 87 mila euro. Molto più numerose, invece, le problematiche rilevate a Wind Tre in quanto l’AGCOM ne ha riscontrate sia sul portale Wind che su quello di 3 Italia.

Anche in questo caso il completo elenco è riportato nella delibera con cui l’Autorità multa Wind Tre per ben 348 mila euro. Per esempio, sul sito di 3 Italia le informazioni nella pagina dedicata alla “Trasparenza tariffaria” sono state trovate incomplete. Sul portale Wind, invece, i costi di disattivazione e di recesso delle offerte da rete fissa non sono risultati di facile consultazione.

Fonte: www.webnews.it

Agcom: 40 milioni di rimborsi agli utenti grazie ai Corecom

Risolto l’87% di controversie con gli operatori di comunicazioni elettroniche

L’attività di conciliazione delle controversie tra cittadini e operatori di comunicazioni elettroniche svolta dai Corecom nel 2017 ha portato a oltre 40 milioni di euro di rimborsi a favore di famiglie e imprese, con l’87,4% delle controversie risolte. I dati sono stati presentati il 21 maggio a Roma nel corso di un incontro dedicato alle attività svolte sul territorio nazionale dai Comitati regionali per le comunicazioni, gli organi previsti dalla legge che ha istituito la stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Nel 2017 “i volumi di attività sono aumentati sino a centoventimila pratiche tra istanze di conciliazione, definizioni e provvedimenti temporanei”, ha fatto sapere l’authority. “Le principali cause di contenzioso hanno riguardato migrazioni, errate fatturazioni, casi di interruzione o sospensione del servizio, attivazione di prodotti e servizi non richiesti e spese di recesso”.

Per gestire l’incremento del ricorso ai Corecom per la risoluzione delle controversie, nel 2017 Agcom ha deciso di fornire un sistema centralizzato di gestione delle controversie, Conciliaweb, per raggiungere “un significativo risparmio in termini di personale addetto e costi di manutenzione dei sistemi di gestione” e “una gestione uniforme e omogenea delle procedure”.
Una parte dell’attività di vigilanza dei Corecom riguarda l’emittenza locale. Nel 2017 sono state monitorate 219 emittenti locali. In questo ambito sono state contestate 116 violazioni, ripartite in “violazioni della normativa in materia di pubblicità, affollamenti, segnalazione e posizionamenti, obblighi di programmazione”.
A novembre 2017 è stato firmato un nuovo accordo quadro con la Conferenza delle Assemblee Legislative e la Conferenza delle Regioni con il quale Agcom ha delegato nuove funzioni ai Corecom. “In particolare sul tema del cyberbullismo è fondamentale la predisposizione in tutte le Regioni di normative volte soprattutto alla prevenzione. Da questo punto di vista i Corecom possono diventare punto di riferimento per la comunità, attivando
interventi di monitoraggio, sensibilizzazione e formazione”, si legge sul sito dell’agenzia.

Fonte: https:// consumatori.regione.emilia-romagna.it

Barometro nPerf (primo semestre 2018): Iliad l’operatore più “lento”

nPerf, la nota applicazione che testa la velocità della connessione ad internet, ha pubblicato ieri pomeriggio il Barometro delle connessioni mobili internet in Italia, con i dati relativi al primo semestre 2018.

Nei primi sei mesi del 2018 nPerf ha accumulato 159.968 test, da cui è emerso che Vodafone ha fornito il miglior servizio internet mobile in Italia, con la migliore velocità di download e di upload nel periodo esaminato.

Vodafone e TIM hanno fornito anche la migliore latenza, mentre Vodafone ha fornito la migliore navigazione internet di video streaming.

Va fatta una importante premessa nella lettura di questi dati: il risultato prende in considerazione sei mesi di test per tutti gli operatori mobili, con l’eccezione di Iliad, dove ci sono solamente quelli riferiti al primo mese dal lancio.

Inoltre Iliad, al 30 giugno 2018 dipendeva totalmente dal roaming Wind Tre, quindi i dati riportati riguardano speedtest effettuati in tutti i casi in roaming su rete non proprietaria.

Questa la ripartizione globale dei test per operatore (gennaio-giugno 2018):

Iliad si posiziona in ultima posizione in quasi tutti i test, in primis su quello relativo alla latenza, con una media di 103,94 ms.

 

Fa leggermente meglio per quanto riguarda il tasso di efficienza di navigazione, dove totalizza un punteggio del 64,69% (poco sopra a Wind Tre con il 63,15%) e nella percentuale di connessioni in LTE, dove arriva al 75,29% (superando Wind Tre che si ferma al 67,71%).

Bisognerà attendere i dati del secondo semestre 2018 per avere un dato più realistico (non come ora, basato solo sul primo mese di vita di Iliad) e i semestri successivi, per i primi riscontri sulla rete proprietaria.

Fonte: www.universofree.com

L’Antitrust ha avviato una istruttoria su Sky e Dazn

I procedimenti riguardano presunte pratiche commerciali scorrette e possibili violazioni dei diritti dei consumatori, in relazione ai pacchetti delle partite di calcio per la stagione 2018-19.

L’Antitrust ha avviato due istruttorie nei confronti di Sky e gruppo Perform, proprietario di Dazn. I procedimenti, aperti su segnalazione di singoli consumatori e di alcune associazioni, riguardano presunte pratiche commerciali scorrette e possibili violazioni dei diritti dei consumatori, con riferimento alla commercializzazione dei pacchetti delle partite di calcio per la stagione 2018-19.

IL PACCHETTO CALCIO DI SKY FINISCE NEL MIRINO

Secondo l’Autorità, si legge in una nota, Sky avrebbe adottato modalità di pubblicizzazione dell’offerta del pacchetto calcio per la stagione in corso che, «in assenza di adeguate informazioni sui limiti dell’offerta relativi alle fasce orarie, potrebbero avere indotto i nuovi clienti ad assumere una decisione commerciale non consapevole». Per quel che riguarda i clienti già abbonati al pacchetto calcio, la condotta di Sky «potrebbe presentare profili di aggressività in quanto – a fronte di un significativo ridimensionamento del pacchetto in relazione al numero delle partite trasmesse e in assenza dell’informativa sulla possibilità di recedere dal contratto senza penali, costi di disattivazione e senza la restituzione degli sconti fruiti – il professionista avrebbe indotto tali soggetti a rinnovare l’abbonamento nell’erroneo convincimento che l’offerta non fosse mutata». Sky potrebbe avere violato l’articolo 65 del Codice del Consumo non avendo acquisito il consenso del consumatore rispetto alla nuova opzione del pacchetto calcio 2018-19.

Quanto alle società del gruppo Perform, inclusa Dazn, sono oggetto di attenzione, da un lato, l’enfasi data al claim «quando vuoi, dove vuoi», che farebbe intendere al consumatore di poter utilizzare il servizio ovunque si trovi, omettendo le limitazioni tecniche che potrebbero impedirne o renderne difficoltosa la fruizione; dall’altro, i messaggi che indicherebbero la possibilità di poter fruire di un «mese gratuito» di offerta del servizio «senza contratto», mentre in realtà il consumatore stipula un contratto per il quale è previsto il rinnovo automatico, con conseguente esigenza di esercitare l’eventuale recesso per non rinnovarlo. Inoltre, l’iscrizione per la fruizione gratuita del primo mese comporta l’automatico addebito dell’importo per i mesi successivi, in quanto il consumatore, creando l’account, darebbe inconsapevolmente il proprio consenso all’abbonamento al servizio, dovendosi attivare per esercitare il recesso e quindi evitare gli addebiti automatici.

LE PRESUNTE VIOLAZIONI DEL CODICE DEL CONSUMO

Tali comportamenti, conclude l’Antitrust, potrebbero integrare distinte pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 21, 24 e 25 del Codice del Consumo, presentando sia profili di ingannevolezza rispetto alle informazioni comunicate dal professionista in merito alle caratteristiche tecniche di fruibilità del pacchetto e alle modalità di adesione all’offerta, che profili di aggressività, in quanto il professionista potrebbe aver esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori che, accettando l’offerta per fruire gratuitamente il primo mese del servizio, potrebbero subire un addebito automatico quale conseguenza della sottoscrizione inconsapevole di un contratto.

Fonte: www.lettera43.it

Grossi guai per Iliad Italia: tra ritardi di portabilità e repliche di TIM, Vodafone, Wind e Tre

Tutti sapevano che l’approccio sul mercato di Iliad Italia non sarebbe stato facile, al netto di un’offerta base davvero competitiva e che in termini di pura convenienza mette seriamente in difficoltà colossi come TIM, Vodafone, Wind e Tre. I problemi non mancano e dopo le segnalazioni da parte di coloro che ancora non si sono visti recapitare a casa la SIM (soprattutto in riferimento a chi ha scelto la strada del video per farsela inviare), ora tocca fare i conti anche con chi lamenta tempi eccessivamente lunghi per portare a termine la portabilità.

Come era ampiamente prevedibile, poi, non stanno certo mancando le risposte da parte degli altri operatori, che giustamente ora vedono minacciate le proprie quote di mercato. Quali sono le migliori in circolazione? Partendo da TIM, un assaggio ve lo avevamo dato già la scorsa settimana. Il meglio però è arrivato con TIM Ten Go 30 GB, con offerta composta da minuti illimitati e 30 GB per la navigazione a 10 euro il primo mese, quindi 10,82 euro dal secondo. Soluzione valida per chi proviene da Wind, Tre e PosteMobile.

Per quanto riguarda Vodafone, a farla da padrona è la promozione Special Minuti 30 Giga, che a 10 euro concede 1000 minuti verso tutti e 30 GB per la connessione dati. Il piano deve ritenersi valido per chi proviene da operatori virtuali, ma anche per gli attuali clienti Iliad Italia. Segnale decisamente chiaro. Andando avanti, il piano Wind più convincente è senza dubbio Wind All Inclusive Special 7 dedicato solo a chi riceve lo speciale SMS, con 1000 minuti, 500 SMS e 30 GB a 7 euro.

Infine, la replica di Tre si è materializzata con la Play 30 che garantisce 1000 minuti al mese 3 30 GB a 7 euro per chi giunge da operatori virtuali. Insomma, tra nuove offerte e problemi fisiologici di gestione clienti in questa fase, per Iliad non devono essere giorni particolarmente tranquilli.

Fonte: www.newsdigitali.com

Delibera “Modem libero”, cosa cambierà per chi già lo paga

La Delibera 348-18-CONS dell’AGCOM sul “modem libero” dovrà essere recepita dagli operatori entro 120 giorni dalla sua pubblicazione – avvenuta il 2 agosto. In pratica TIM, Vodafone, Fastweb e tutti gli altri fornitori di servizi di connettività avranno tempo fino a dicembre per aggiornare offerte e contratti.

Bisogna ricordare però, che come ogni altra delibera approvata in passato, vi è la possibilità di ricorso al TAR di Lazio entro i prossimi 60 giorni. Quindi non è da escludere che qualche operatore ne approfitti per far congelare il tutto fino al prossimo anno. Un po’ come è successo per la fatturazione a 28 giorni.

Ad ogni modo, se non dovessero manifestarsi criticità, l’atto prevede nel dettagli come dovranno comportarsi i provider in ogni specifico ambito di applicazione. Prima di tutto è previsto che diversifichino le offerte  consentendo ai clienti l’impiego di un qualsiasi router che rispetti gli standard. In secondo luogo non dovranno imporre alcuna restrizione, a meno che l’AGCOM confermi la validità di alcune prescrizioni tecniche – si parla comunque di casi eccezionali.

Non meno importante il fatto che dovranno essere diffusi tutti i parametri per l’abilitazione di ogni servizio offerto. Quindi non solo indicazioni su accesso alla rete ma anche per la telefonia e altro.

Da rilevare che in caso di offerte con router abbinato gratuito, i provider dovranno consentire – ove possibile alla cessazione dell’abbonamento – l’aggiornamento software che ne consenta lo sblocco con altri fornitori.

E gli attuali abbonati con router incluso?

E per chi ha già un contratto che prevede “l’utilizzo obbligatorio del terminale a titolo oneroso”? Bisognerà attendere il recepimento della delibera entro 90 giorni dalla sua pubblicazione, dopodiché vi saranno due possibilità. Gli operatori dovranno offrire all’utente “la variazione senza oneri della propria offerta in una equivalente offerta commerciale che preveda la fornitura dell’apparecchiatura terminale a titolo gratuito o che non ne vincoli l’utilizzo attraverso l’imputazione di costi del bene o dei servizi correlati al terminale nella fatturazione”.

Oppure dovranno concedere “di recedere dal contratto senza oneri diversi dalla mera restituzione del terminale, dandone adeguata informativa”.