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Quanto costa cambiare gestore, la riforma AGCOM

Quanto costa cambiare gestore, la riforma AGCOM

Una delibera dell’Autorità Garante per le Comunicazioni stabilisce nuove norme per il passaggio da un gestore telefonico a un altro. Niente più costi elevati

3 Novembre 2018 – Quanto costa cambiare operatore? Una domanda che ci si pone spesso nel momento in cui si ha un contratto in essere con un gestore telefonico – mobile o fisso, cambia poco – e si vorrebbe cambiare per sfruttare un’offerta più vantaggiosa di un altro operatore. Spesso e volentieri, infatti, vengono applicate delle penali che, nella gran parte dei casi, frenano gli utenti.

Questo, almeno, fino a novembre 2018. Nei primi giorni del mese, infatti, l’Autorità Garante per le Comunicazioni ha emesso una Delibera (la n. 487/18/CONS) con la quale fornisce delle linee guida sulle modalità di dismissione e trasferimento delle utenze nei contratti telefonici. Cosa cambia per chi decide di fare la portabilità da un gestore a un altro? Tutto, o quasi. Da un lato, L’AGCOM riduce sensibilmente i costi per il passaggio; dall’altro non ci saranno costi aggiuntivi derivanti da sconti maturati o rate per il pagamento di accessori. Ma procediamo con ordine.

 

Nuova delibera AGCOM, cosa cambia per chi passa a un altro gestore

Come accennato inizialmente, la nuova delibera dell’Autorità Garante stabilisce che gli utenti che vogliono cambiare operatore non saranno più costretti a pagare salatissimi costi di gestione della pratica. Una novità che avrà un suo impatto soprattutto sul mercato della telefonia fissa, ma che farà sentire i suoi effetti anche in quello della telefonia mobile. Fino a oggi (e fino a che la delibera non troverà piena attuazione da parte degli operatori telefonici), infatti, chiunque passasse da un gestore all’altro poteva pagare cifre tra i 40 e i 60 euro, mentre con l’atto regolamentare dell’AGCOM non potrà essere superiore al costo di un canone mensile (solitamente nell’ordine dei 20 o 30 euro per un contratto di telefonia fissa, tendenzialmente più basso per quella mobile). Insomma, cambiare operatore non potrà costare più di quanto pagate di canone fisso mensile.

L’altro cambio sostanziale riguarderà gli sconti di cui gli utenti godono in base a promozioni speciali e la rateizzazione del pagamento di dispositivi e accessori Con l’applicazione della delibera, gli utenti non dovranno più restituire gli sconti goduti nel caso in cui decidano di passare ad altro operatore prima della scadenza del vincolo. Così, ad esempio, se si è goduto di uno sconto pari alla metà del canone per una speciale offerta (abbiamo pagato 17 euro anziché 35, tanto per fare un esempio) il gestore telefonico non potrà più chiedere la restituzione degli sconti passati (nel caso cambiassimo dopo 10 mesi non dovremmo pagare 180 euro “a saldo”). Allo stesso modo, l’utente non dovrà pagare in un’unica soluzione eventuali dispositivi inclusi nell’offerta (come modem router, smartphone, router 4G e così via), ma potrà decidere di continuare il pagamento rateale, così come previsto nel contratto sottoscritto inizialmente.

Fonte: www.libero.it

roberta

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